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07-03-2009 “PERCHE’ DOBBIAMO DIRCI CRISTIANI”: resoconto della presentazione.
di Aldo Ciappi



Il 6 marzo scorso si è tenuta nell’Aula Magna nuova della Sapienza dell’Università di Pisa un incontro, organizzato dall’ associazione “Scienza e Vita di Pisa e Livorno” e dall’ Unione Giuristi Cattolici di Pisa, di presentazione dell’ultimo libro di Marcello Pera dall’eloquente e tranciante titolo: “Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica”, edito da Mondadori, al quale, oltre all’ Autore, hanno partecipato il Prof. Raimondo Cubeddu, ordinario alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, in qualità di moderatore, il Prof. Roberto De Mattei, ordinario di Storia Moderna all’Università di Cassino e il Prof. Pier Luigi Barrotta, ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Pisa.
Ha portato i saluti all’ex Presidente del Senato della Repubblica Pera, docente per tanti anni nell’Ateneo pisano, il Magnifico Rettore Prof. Marco Pasquali che ha voluto così ricordarne il prestigio a livello internazionale, in particolare come studioso del pensiero di Karl Popper.
Nonostante la presenza di un gruppo di accesi contestatori dell’area cd. “antagonista” che hanno cercato di impedire la manifestazione, allontanati con la forza dagli agenti della polizia, l’Aula Magna si è riempita. Tra il pubblico anche il Prefetto dott. Benedetto Basile, il Sen. Franco Mugnai, e l’On.le Patrizia Paoletti entrambi del P.D.L. oltre che diversi docenti e studenti universitari.
Introdotto il tema dal Prof. Cubeddu, che ha messo in evidenza il carattere scientifico del lavoro di Marcello Pera, per la rigorosa analisi e per la ricchezza delle fonti di cui si è avvalso, il Prof. De Mattei, cattolico, allievo di Augusto Del Noce, ha ripreso e sviluppato alcuni passi della prefazione al volume di Benedetto XVI°, facendo osservare come, quando si parla di “liberalismo”, debba anzitutto precisarsi che esso è percorso da anime tra loro diverse e contrapposte.
Una, radicale e relativista, in cui l’appagamento dei bisogni individuali è termine di riferimento ultimo, affermatasi, a partire dalla rivoluzione francese, come rivolta (antropologica e, talvolta, sociale) di tipo ideologico e antireligiosa, tesa alla realizzazione, non senza l’uso della violenza, di un paradiso in terra, quindi utopistica.
L’altra, più propriamente definibile come “conservatrice”, che non si discosta dal filone giusnaturalista classico, con al centro il concetto di “persona” titolare di diritti inalienabili e universali, e che si afferma nell’area anglosassone trovando uno dei massimi esponenti in E. Burke e l’ espressione più compiuta nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, emanata, dopo il distacco delle ex colonie dal potere accentratore della Corona inglese, per riaffermare libertà e diritti da essa conculcati.
Una tale accezione di “liberalismo”, come affermato dallo stesso Pontefice nella lettera introduttiva al libro, in cui l’elemento spirituale e religioso è il sostrato di quelle libertà fondamentali, appare essere “congenere” allo stesso cristianesimo all’interno del quale il concetto di persona è nato. Una specie di “liberalismo cristiano”, dunque, che però nulla a che vedere con il “cristianesimo liberale”, che pure ha avuto, ed ha ancora, una rilevante influenza nelle vicende del nostro paese e nel modo di pensare in certi ambienti cattolici, per il quale ogni riferimento alla religione tende a scomparire dalla sfera pubblica per essere relegato nella mera dimensione privata.
In ogni caso, del libro di Pera – ha concluso De Mattei – deve essere apprezzata la lucida (e coraggiosa) analisi delle cause della crisi morale dell’Occidente legata alla perdita della sua identità e delle sue radici inscindibilmente connesse con la storia del cristianesimo che ne ha permeato i valori attraverso l’esempio di legioni di santi, ovvero di persone che hanno speso la loro vita per testimoniare Cristo, se necessario, fino al martirio, solo guardando ai quali è pensabile coltivare la speranza in un futuro diverso da quello che si prospetta.
Questo ritorno del pensiero liberale nell’alveo di quello cristiano in senso lato e la conseguente analisi a cui perviene Marcello Pera consentono di superare antiche contrapposizioni, legate a precise vicende storiche del nostro paese, con il mondo cattolico, e, quindi, di guardare insieme all’Italia e all’Europa avendo precisi riferimenti culturali comuni per affrontare adeguatamente i gravi problemi che ci affliggono.
Di seguito, ha preso la parola il Prof. Barrotta, filosofo della Scienza all’Università di Pisa, il quale ha evidenziato anch’esso la necessità improrogabile per la società moderna di reintegrare, in ogni segmento delle sue articolazioni (e, non ultima, nell’economia visto quanto sta succedendo in questi giorni), quel “capitale” di virtù morali senza il quale non può preservarsi alcuna civiltà, precisando, tuttavia, che tutto ciò non può e non deve passare attraverso un maggiore intervento diretto dello stato con il suo iper-attivismo legislativo, che favorisce il sorgere di una mentalità de-responsabilizzante e, quindi, mortifera per la società intera (come aveva già previsto due secoli or sono Toqueville), bensì attraverso il recupero del ruolo della famiglia, della parrocchia, dell’associazionismo, ecc. cui lo stato deve guardare con favore e sostenere
Ha, infine, concluso l’Autore del libro precisando che esso non è un pamphlet, né un’autobiografia, bensì un lavoro che, partendo dalla premessa della profonda crisi morale della società moderna, vuol pervenire ad una conclusione razionalmente condivisibile da chiunque, al di là della piena accettazione della fede cristiana, che rimane in sé atto personalissimo, per affermare, ribaltando l’ assioma di Croce che è anche titolo di una sua celebre opera, che l’Occidente “deve” dirsi cristiano, non potendo il liberalismo fondarsi su un astratto “patriottismo costituzionale” (e men che meno su fredde regole di tecnica normativa), bensì su una concreta dottrina del bene che gli è storicamente e culturalmente “congenere” qual è il cristianesimo, sulla stessa linea tracciata, del resto, anche da altri grandi pensatori del secolo scorso come Popper e Von Hayeck.
L’Europa, se non vuol essere cancellata dalla storia, deve battersi contro ogni deriva relativista sul piano etico e contro il mito del multi-culturalismo, secondo cui gli immigrati nel nostro paese, in particolare quelli di religione musulmana, dovrebbero poter continuare a vivere secondo leggi ed usanze proprie anche quando queste siano in contrasto palese con i principi e con i diritti fondamentali sanciti dalla nostra costituzione.
Un libro di cruda denuncia (di cui si raccomanda vivamente la lettura) nel quale Marcello Pera, pur partendo da posizione diversa e ricorrendo ad argomenti di sola ragione, perviene a conclusioni del tutto analoghe a quelle di Benedetto XVI° quanto alla necessità di riconoscere il giusto rilievo ai valori cristiani, anche nella dimensione pubblica, come storicamente fondanti della nostra comunità civile.
Aldo Ciappi
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