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Indice > News > Leggi news
25-02-2009 I CARATTERI DEL FUTURISMO
Clicca sull'immagine per ingrandirla IL FUTURISMO: LA RIVOLUZIONE DIMENTICATA...
LABORATORIO 99 intende approfondire, con un ampio articolo che pubblichiamo in due parti, la conoscenza di uno dei movimenti culturali più importanti che l'Italia abbia conosciuto nel secolo scorso.
Questo, nella convinzione della necessità di 'fare luce' su alcune zone d'ombra create dalla censura del politicamente corretto, che troppo spesso ha letteralmente cancellato pagine di storia della letteratura, dell'arte e del costume del nostro paese dai libri di scuola, dagli schermi televisivi e dagli scaffali delle librerie e delle biblioteche.
E' ora di opporsi alla cultura monca e a senso unico sorta nell'immediato dopoguerra e rinfocolata dal tragicomico '68.



DAFNE FOGLI
Il futurismo: genesi e caratteri generali
All'alba del XX secolo il mondo occidentale guardava con fiducia e ottimismo al futuro, sicuro che progresso e benessere avrebbero continuato a guidare i suoi passi verso conquiste sempre nuove. In effetti, tra la fine dell'800 e i primi del '900, molte erano le ragioni d'orgoglio: i progressi della medicina avevano debellato la maggior parte delle epidemie e ridotto notevolmente la mortalità infantile, consentendo non solo un forte incremento demografico, ma anche una speranza di vita più lunga. Alla crescita demografica faceva riscontro un impressionante aumento del commercio mondiale e della produzione industriale, in cui anche l'Italia aveva mosso i primi passi, con aziende come la FIAT e la PIRELLI. Nello stesso tempo si estendeva la rete ferroviaria e le automobili cominciavano a comparire sulle strade delle città. Le Esposizioni Universali, infine, esibivano le molte conquiste tecnologiche di cui l'Occidente andava fiero (proprio per una di queste l'ingegnere francese Gustave Eiffel aveva progettato la famosa torre parigina, vero monumento alla tecnologia del ferro).
Un autentico fervore intellettuale, inoltre, caratterizzava il clima culturale del primo Novecento: mentre Freud fondava la psicoanalisi, focalizzando la sua attenzione sull 'inconscio, la cui indagine avrebbe orientato la produzione di scrittori quali Joyce, Kafka e Proust, in Italia non solo si affermavano D'Annunzio e Pirandello, ma fiorivano molte riviste letterarie, quasi tutte pubblicate a Firenze, quali Il Regno (di intonazione più strettamente politica e di ispirazione nazionalistica), Il Leonardo, Hermes, La Voce, Lacerba etc... Gli intellettuali che le animavano erano protesi alla ricerca di qualcosa di nuovo, in polemica con la cultura tradizionale, ansiosi di aprirsi all'Europa e di svecchiare la nostra letteratura.
Questo fu l'humus storico-culturale in cui nacque e fiorì il movimento d'avanguardia futurista che abbracciava tutti i campi dell'arte e della letteratura e si proponeva d'interpretare i grandi cambiamenti esplosi nel nuovo secolo.
Il futurismo nacque ufficialmente il 22 febbraio 1909, quando venne pubblicato su Le Figaro il primo manifesto del movimento, redatto da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), fondatore e indiscusso capo carismatico del gruppo.

MANIFESTO FUTURISTA

1. "Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciate a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a protrarsi davanti all'uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare misteriose porte dell' impossibile? Il tempo e lo spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violenti lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorni fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dell'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. E' dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari".

Il tono è provocatorio e acceso, ma denota, tuttavia, la lucida consapevolezza che la strada imboccata dalla società europea e, seppure con ritardo, dall'Italia era quella dell'industrializzazione e i futuristi rivolgevano la loro attenzione e la loro simpatia proprio alle componenti di questa nuova realtà, ossia le macchine, i grandi complessi industriali, le città moderne, l'automobile, la velocità, il progresso.
Il movimento, dunque, si rivelava non solo circoscritto all'ambito artistico-letterario, ma proponeva un programma di rinnovamento anche sul piano esistenziale, con un nuovo senso del vivere e con nuovi modelli di comportamento.
Cambiava anche il rapporto dell'intellettuale con la società: non più aristocratica e sdegnosa evasione dal reale, ma entusiastica accettazione ed esaltazione delle nuove caratteristiche che la realtà andava assumendo e delle quali il letterato e l'artista divenivano i paladini.

Il futurismo e la letteratura
L'aspetto letterario del futurismo è assai interessante: infatti, le novità introdotte contribuirono a sprovincializzare la cultura italiana, dotandola di una sensibilità europea.
Dopo il primo manifesto futuri sta, se ne ebbero almeno altri 17, relativi alle singole arti (pittura, scultura, musica etc.).
Per la letteratura importante è il "Manifesto tecnico della letteratura futurista", redatto nel 1912 dal solito Marinetti. Da tale documento emergono originali proposte che, attraverso un profondo rinnovamento formale e contenutistico, esortavano a distaccarsi nettamente dal passato e a percorrere vie insolite.
Sul piano stilistico, infatti, i futuristi miravano alla disintegrazione del discorso sintattico: disporre i sostantivi a caso come nascono, abolire anche la punteggiatura, sostituire la vecchia metafora con l'analogia che collega le cose distanti apparentemente diverse ed ostili, approdando così ad una immaginazione senza fili, sono tutti imperativi di una nuova poetica che avrebbe lasciato il suo segno anche al di là e al di fuori del movimento futuri sta ( non si può fare a meno di pensare, ad esempio, alla poesia del primo Ungaretti, quello, per intendersi, della raccolta "L'Allegria").
Sul piano contenutistico, i futuristi esaltavano la civiltà moderna, con il suo dinamismo, con il suo veloce mutare e trasformarsi di tutti gli aspetti della vita, con il suo attivismo: questi caratteri erano dovuti in particolare agli sviluppi della tecnica, alle cui conquiste facevano continuo riferimento (le macchine, l'automobile, l'aeroplano, il telefono, la radio, il telegrafo etc.).
Il futurismo era, dunque, contro l'arte del passato, fatta di languori sentimentali o di freddo ossequio a tradizioni fossilizzate.
Tra le personalità di spicco della letteratura futurista, oltre a quella del fondatore del movimento, l'eclettico Filippo Tommaso Marinetti -autore non solo di numerosi Manifesti, ma anche del romanzo "Mafarka il futurista", dei manuali "La cucina futurista" e "Come si seducono le donne" e di celebrazioni quali "Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana"- emerge il fiorentino Aldo Palazzeschi (1885-1974). Egli aderì al futurismo in modo personalissimo: non lo interessavano né l'esaltazione della macchina, né l'attivismo vitalistico, bensì l'esortazione a scardinare i moduli stilisti ci tradizionali. La lezione del futurismo, perciò, è filtrata in maniera originale da Palazzeschi, attraverso una costante della sua personalità e della sua arte, cioè quella che è stata definita la "poetica del divertimento", ovvero una perenne disponibilità al gioco della fantasia e una fondamentale vocazione allo sberleffo. Con furbesco e ammiccante sorriso Palazzeschi mandò in frantumi le convenzioni letterarie ereditate da1l'800 e sperimentò nuove forme sia in poesia (ne "La passeggiata", mutuando la tecnica del collage che proprio in quegli anni si tentava in pittura, vengono registrate di seguito tutte le parole -insegne di negozi, cartelli stradali etc.- che il poeta legge durante una passeggiata), che in prosa, con lo straordinario antiromanzo "Il codice di Perelà", pubblicato nel 1911. Quest'ultimo è il singolare contributo che Palazzeschi diede alla narrativa futurista: il romanzo ha una peculiare struttura, impostata quasi esclusivamente sul discorso diretto, su monologhi alternati al susseguirsi di battute corali che finiscono per rendere il narratore quasi inesistente. La storia, attraverso la dimensione fiabesca ed allegorica (è, infatti, la vicenda di un omino di fumo che si ritrova, suo malgrado, ad essere prima esaltato e poi condannato a morte), lascia largo spazio alla satira della società e all'irrisione dei suoi valori codificati che denunciano tutta la loro precari età e l'assoluta mancanza di credibilità.



Il futurismo e l'arte

In un'Europa che nei primi anni del Novecento assisteva, in campo figurativo, al fiorire di nuove soluzioni espressive -il movimento deifauves, il cubismo, gli artisti della "Brucke"(il ponte), gli espressionisti- l'Italia con il futurismo offriva un notevole e valido contributo alla ricerca artistica. Risalgono al 1910 sia il "Manifesto dei pittori futuristi", sia il "Manifesto tecnico della pittura futuri sta", entrambi sottoscritti da Umberto Boccioni ( 1882-1916), Giacomo Balla ( 1871-1958), Gino Severini (1883-1966) e Carlo Carrà ( 1881-1966); è, invece, del 1912 il "Manifesto della scultura futuri sta", firmato da Boccioni.
La polemica contro la cultura tradizionale, anche in campo artistico, suona assai feroce: Agli artisti giovani d'Italia! Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a quelli dei poeti futuristi, non parte già da una chiesuola estetica, ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista creatore. Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall'esigenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo e giudichiamo ingiusto, delittuoso l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita (dal "Manifesto dei pittori futuristi").
La disponibilità al nuovo, l'apertura alla dinamica civiltà moderna spinsero gli artisti futuristi all'esaltazione del movimento (non sezionato nelle sue componenti, ma inteso come simultaneità), alla scomposizione del colore e della luce, alla proiezione dello spettatore al centro dell'opera, alla scelta di tematiche contemporanee e molto spesso urbane.
Nell'ambito della scultura, Boccioni soprattutto si oppose ad un'arte che consideraya la forma come termine di contemplazione e quindi di oggettività statica: compito della scultura e, invece, unire l'oggetto e l'ambiente, raggiungendo una sintesi tra forma e spazio che annullasse la loro tradizionale opposizione. Si affacciarono, inoltre, anche ipotesi ardite, come quella di applicare congegni meccanici a parti di un'opera, allo scopo di consentirne il movimento.
Per poter apprezzare pienamente i risultati dello sperimentalismo futuri sta, le parole non sono sufficienti: bisogna ammirare opere quali la "Strada che entra nella casa" di Boccioni o "Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Balla e, per la scultura, "Sviluppo di una bottiglia nello spazio" ancora di Boccioni.
Il futurismo diede il suo contributo anche all'architettura, grazie ad Antonio Sant'Elia (1888- 1916) che nel 1914 stese un apposito manifesto.
L'architetto comasco focalizzò esclusivamente la sua attenzione al nuovo e, con straordinaria forza profetica, disegnò case a gradoni con collegamenti a diversi piani stradali, stazioni di aeroplani e treni, centrali elettriche e grattacieli con ascensori esterni, la cui portata anticipatrice si coglie meglio se si pensa che in quegli stessi anni il cavallo era ancora il mezzo di locomozione più diffuso nelle città.

Conclusioni

Il futurismo, dunque, fu il movimento d'avanguardia di maggiore carica eversiva nel primo ventennio del '900: il clima di rinnovamento che esso introdusse nei vari campi della cultura fu vasto ed imponente, proponendo soluzioni eccentriche e geniali.
E' un vero peccato, perciò, che il suo anticonformismo, la sua modernolatria (per usare un termine coniato dagli stessi futuristi ), il suo prorompente spirito di ribellione contro una tradizione percepita come avvilente e limitante siano pressoché sconosciuti alle nuove generazioni che, istintivamente portate all'esaltazione del nuovo, condividerebbero, invece, tante posizioni di questo
rivoluzionario movimento.
Ma, ahimè, spesso la cultura scolastica si arroga il diritto di censurare idee e pensieri che non hanno la fortuna di provenire dalla parte "giusta".

AA.VV., L'Impero italiano. A Benito Mussolini - Capo della Nuova Italia - L'inegualismo in IL FUTURISMO Rivista Sintetica Illustrata n. 6, Milano, 1 maggio 1923.

L'Impero italiano, è firmato da F.T. Marinetti, Mario Carli e Settimelli.

"Aumentate le ineguaglianze umane! Scatenate dovunque e esasperate l'originalità individuale! Differenziate, valorizzate! Sproporzionate ogni cosa! Imponete la varietà nel lavoro! Ad ogni uomo ogni giorno un mestiere diverso. Liberate i lavoratori dalla massacrante monotonia dell'identico lavoro grigio e dell'identica domenica rossa. L'umanità agonizza di quotidianismo uguagliatore. L'Inegualismo solo può, moltiplicando contrasti, volumi, estro, calore e colore, salvare l'Arte, l'Amore, la Poesia, la Plastica, l'Architettura, la Musica, e l'indispensabile Piacere di Vivere. Distruggete, annientate la politica che opaca ogni corpo!".
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