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Veneziani sul caso Englaro e la posizione del Governo
di Marcello Veneziani
FONTE: Il Giornale
Pubblicato il giorno: 07/02/09
Ha avuto fegato, oltre che cuore, Silvio Berlusconi a riattaccare la spina ad Eluana. Non ditemi che l'ha fatto dopo aver sentito i sondaggi. Credo che abbia sentito qualcos'altro, e gli fa onore. Ha sfidato il dogma laico dell'eutanasia che stava crescendo sulle spalle della povera Eluana; ha sfidato i giudici della Corte di Cassazione e molti tra i suoi stessi alleati che mormoravano in favore dello stop eterno, in testa Fini che ha dato come sempre ragione a Napolitano e torto al governo. E ha sfidato per la prima volta apertamente il Quirinale che lo ha scomunicato mentre il consiglio dei ministri era ancora in corso. Gli fa onore, a Berlusconi, dissentire platealmente da loro su questioni che non riguardano gli affari suoi, come le intercettazioni o l'emittenza; ma la vita di una persona inerme. Tutti i genitori che hanno deciso di portare sulle loro spalle con amore la croce di un famigliare nelle condizioni di Eluana, lo benediranno. E non solo loro.
Io non so, e non sono in grado di dirvi, cosa farei in quel caso, se fossi il padre o il diretto interessato. Capisco, rispetto, chi sceglie la strada opposta; rivedo la fierezza stoica dei pagani, ritrovo i pensieri ultimi di Montanelli. Anzi, al posto del padre, se fossi davvero convinto della giustezza di staccare la spina, lo avrei fatto io, assumendomi tutte le responsabilità, senza scaricarle su medici e ospedali, senza dare in pasto mia figlia a questa gogna mediatica, a questo referendum permanente tra cliniche, politica e mass media, facendola diventare testimonial di una campagna radicale e promozionale in favore dell'eutanasia. Mi sarei assunto la responsabilità giuridica dell'atto e un magistrato saggio e illuminato avrebbe dovuto condannarlo ma senza fargli scontare effettivamente la relativa pena; considerando che la pena l'ha già scontata lungo questi diciassette anni. Ma se non so cosa avrei fatto nei loro panni, invece so cosa avrei fatto se fossi il medico, l'ospedale ed il governo.
Farei quel che ha fatto Berlusconi. E Sacconi. E il governo compatto. Opterei per la vita, punto e basta. In dubio pro vita. Chi cura, chi assiste, ma anche chi governa una comunità, insomma chi ha responsabilità pubbliche, ha il dovere di optare per la difesa della vita; deve soccorrere, salvare, scommettere sul lato A, quello rivolto verso la luce. E solo l'eventualità che abbia ragione chi invitava ad accarezzare Eluana sostenendo che le avrebbe giovato, mi avrebbe incoraggiato nella scelta. Del resto i miracoli avvengono: il caso Crisafulli, dato anche lui per spacciato e poi risorto, insegna.
Crisafulli sentiva tutto mentre i medici erano convinti che non avesse più sensibilità. Bravo Berlusconi che ha tagliato il nodo con decisione, come magari non avrebbe fatto un democristiano, proteso a trovare una via di mezzo: che so, attacchiamo la spina ma procuriamo un guasto alla corrente... No, Silvio ha scelto risolutamente la via più difficile.
E qui lasciate che io allarghi la riflessione sul ruolo di Berlusconi.
Ma come, lui il gaudente, lui l'impresario di grandi gnocche, lui il puttaniere, se preferite la più brutale delle definizioni, lui il seguace del cialis, che fa il chierichetto di Ratzinger e della Religione... da che pulpito... E mi ricordo ancora il family day, con i leader del centrodestra che difendevano la famiglia ed erano tutti divorziati, separati, magari un po' marpioni. Ah, che incoerenza, avete ragione. Poi però pensavo a quel signore irreprensibile che si chiama Zapatero, che ha avuto una sola donna nella sua vita, sua moglie, da cui non si è mai separato. La sua famiglia è integra, in compenso sta sfasciando la famiglia spagnola. E allora mi dicevo: sul piano privato e personale magari merita più rispetto lui, il premier spagnolo, piuttosto che il nostro o il francese Sarkozy. Però se ragiono in termini di Stato e di governo preferisco un premier puttaniere che però difende o perlomeno non punisce la famiglia e la tradizione italo-cristiana, piuttosto che un premier monogamo che però demolisce la famiglia e la tradizione ispano-cristiana. Perché il primo sfascia la sua famiglia, e in fondo sono fatti suoi e della sua coscienza; il secondo, invece, è impegnato a sfasciare la famiglia d'un popolo.
Ora a voi verrà da ridere immaginare il Cavaliere come una specie di Crociato o di Devoto; ma come, proprio lui... Vi risparmio la lezione di storia con tanti condottieri e principi peccatori che però difesero la Fede e la Tradizione. Mi limito a ricordare che da noi il Concordato tra Stato e Chiesa non lo fecero i democristiani e nemmeno i cattolici liberali ma l'hanno fatto due laici che venivano dal socialismo più spretato: Mussolini e Craxi. Berlusconi non viene dal socialismo ma dalla tettocrazia, da un incrocio di carni, soldi, calcio e antenne. Ma quando si farà la storia di questi anni si dirà che Berlusconi è stato veramente l'Arcitaliano, anche nel senso un po' cialtrone in cui lo fu Curzio Malaparte. Nessuno come lui ha interpretato e riassunto le contraddizioni dell'italiano di oggi, edonista e malandrino, che ama giocare e a volte imbroglia al gioco; ma poi, quando si trova di fronte alle cose vere e ultime della vita, quando non può improvvisare né cazzeggiare, arrangiarsi o aggirare, allora riscopre quel che è nascosto nei fondali dell'animaccia sua. È quella che si dice l'umanità degli italiani, la loro religiosità più vera e genuina, che non passa dall'osservanza farisea di un culto e nemmeno dal cupo rigorismo calvinista; ma è la scelta, anche dolorosa, in favore della vita. Nel referendum supremo sulla vita e sulla morte, alla fine rimettiamo con disarmata umiltà la decisione suprema sulla vita a chi ce l'ha donata o inflitta, secondo i casi. Fiat voluta dei. Non decidemmo noi di nascere, non decideremo noi di far morire.