Ogni giorno nel nostro paese vengono aperte 4 tra moschee o "sale di preghiera" per immigrati musulmani.
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Il libro di Toaf junior sulla storia dei sacrifici umani da parte degli ebrei. Censurato dalla comunità ebraica e sparito dalle librerie. "Non ristampato dall'autore" citano le fonti. Mah...
CONOSCERE IL COMUNISMOdi Jean Daujat - società editrice Il falco, Milano 1977
JEAN DAUJAT, ex allievo della Ecole Normale Superieure, dottore in Lettere, laureato dall'Académie francaise e dall'Académie des Scìences, ha pubblicato numerose opere sia in campo scientifico che in quello religioso. Collaboratore di periodici come La France Catholique e Fédération, Jean Daujat occupa un posto di prim'ordine nella letteratura e nel pensiero contemporaneo.
IL SOCIALISMO NELLA STORIA DELLA CIVILTA'Edizione del «Comitato Opera Omnia di G. Toniolo»; Città del Vaticano 1947; Serie I: Scritti storici; Volume I (intonso); pp. 267-446 con piccoli aggiornamenti
Venerabile prof. GIUSEPPE TONIOLO
Docente di Economia Politica all’Università di Pisa
Ai lettori
Riproduco, rivedute in questo volumetto, una serie di lezioni che tenni all'università di Pisa sul Socialismo e che comparve testé per le stampe nella Rivista internazionale di scienze sociali di Roma.
Tale avvertenza basta a far comprendere come questa trattazione intorno al socialismo, nel suo svolgimento lungo i secoli, abbia un carattere sintetico (come si addice all'insegnamento), ma perciò stesso come essa presenti forse una più definita fisionomia scientifica.
Scienza è infatti una ordinata esposizione di rapporti causali. E le manifestazioni, che si collegano al fatto così complesso, turbinoso e proteiforme del socialismo, certamente non si potrebbero seguire nella loro continuità e dimostrare nelle loro successive movenze se non quando, spogliate da alcuni accidenti (oggetto di studi analitici), si riconducano, mercé grandi linee direttive, al duplice ordine di cause generatrici:
- da un canto ai fatti storico-civili che ne composero l'ambiente in cui quelle rinvennero occasione ed impulso;
- da un altro ai fatti storico-intellettuali, cioè all'atteggiamento della cultura, che vi porse l'ispirazione e l'indirizzo.
Duplice connessione di cause reali e mentali che è singolarmente palese ed intima nel socialismo moderno. Nessun altro tipo di socialismo nella storia apparisce così positivo come 1'odierno, perché in esso trovano il più schietto riflesso le condizioni reali della società contemporanea, né alcun altro così scientifico (a questo vanto oggi esso aspira); perocché non vi ha piega del pensiero moderno che in quello non si rispecchi con esatta corrispondenza.
Questa duplice correlazione nei vari periodi storici, ma in specie nel secolo XIX fino ad oggi, di mezzo ad una ricchissima letteratura, mi provai di cogliere e scolpire. E ciò colla speranza che questa trattazione (appunto perché sintetica), risultato di non brevi e pazienti ricerche e meditazioni, conferisca a due risultati:
- l'uno teorico, di chiarire cioè la convenienza del considerare i problemi del socialismo, non già come un aspetto soltanto dell'economia, ma della sociologia o dottrina dell'incivilimento;
- l'altro pratico, di convincere intorno alla necessità, se si voglia sciogliere felicemente quei problemi, di correggere il vizioso ambiente di fatto che li suscitò e quello, del pari aberrato, delle idee che li giustificò, rinnovando e perfezionando quell'ordine reale e ideale degli umani consorzi che nell'incivilimento cristiano addita non solo il secreto del passato, ma anche le promesse dell'avvenire.
Pisa, giugno 1902.
G. TONIOLO
MEMORIE del CARDINALE JOSZEF MINDSZENTY Traduzione dall'originale in tedesco - Offerte dal sito http://www.hungary1956.com/)
PREFAZIONE
Quando si è superata la soglia dei sessant'anni è tempo di scrivere le proprie memorie, se si intende dire qualcosa al mondo.
Per quel che mi riguarda personalmente sono le vicende della mia Patria e della sua Chiesa che mi spingono a prendere in mano la penna. Non posso essere laudator temporis acti come altri più fortunati. Nei miei ricordi, la sofferenza e la passività coatta occupano un posto più grande che non gli anni dedicati all'attività.
Durante un periodo oscuro della mia vita sono stato ridotto all'estrema indigenza, come il martoriato Giobbe. Perciò non racconterò soltanto cose edificanti e piacevoli, ma parlerò della mia vita, vita segnata dalla tribolazione e dalla grazia, in breve: della realtà.
Mentre ero in prigione è stato girato il film The prisoner. La regia era di Bridget Roland, il protagonista era Alec Guiness, a cui nel frattempo era stata concessa la grazia della fede. Il contenuto del film è il seguente: un cardinale all'incirca della mia età e, come me, ancor nel pieno delle forze, viene arrestato dopo la celebrazione della Messa da poliziotti in borghese che lo portano via con i paramenti sacri indosso. La sua cella è situata nell'angusto sotterraneo di un vecchio castello, ma non è affatto simile a quella in cui fui rinchiuso io. Solo la finestra con l'inferriata e la spia della porta la ricordano. Per il resto, nella cella del film si vedono un divano e un comodo letto, e l'arredamento è addirittura lussuoso, ben diverso da quello delle carceri ungheresi.
Nel film il tono del processo è improntato a una certa distinzione, come se ci si trovasse nella buona società. Il prigioniero viene chiamato “Eminenza”. Chi è stato processato dai comunisti ungheresi trova già strano il semplice fatto che la guardia parli con lui e che i loro colloqui siano addirittura piacevoli e sereni. Il caffè viene servito spesso; prima lo assaggia chi conduce l'interrogatorio, poi viene offerto anche al prigioniero. Il cibo è buono, la mensa linda e curata, il servizio cortese. I pasti vengono serviti con frequenza, in un caso addirittura due volte nello spazio di cinque minuti. Ciò sorprende anche lui, che mostra un buon appetito, o perlomeno migliore di quello che i carcerati sogliono avere.
Comunque, i polsi del cardinale sono ammanettati per indicare la sua ostilità verso lo Stato. L'interrogatorio viene portato avanti apparentemente con durezza e interrotto di quando in quando a motivo della resistenza opposta dall'interrogato.
Durante il processo vengono prese severe misure di sicurezza. Tuttavia nella sala delle udienze non mancano i curiosi. Non ci sono complici. Manca anche il banco dell'accusa. L'accusato e il pubblico ministero entrano ed escono e si incontrano frequentemente.
Comunque, alla fine il cardinale crolla sfinito e fa una confessione, accusandosi di azioni ostili allo Stato. In un primo momento viene condannato a morte e poi graziato. Alla fine compare anche sua madre in lacrime.
Dopo la condanna il pubblico ministero si suicida.
Nel mio caso, il ministro della giustizia rimase poi ucciso mentre era prigioniero della polizia segreta.
Il film fu ben accolto dalla critica e dal pubblico e venne proiettato in tutto il mondo, io pero devo purtroppo constatare una cosa: il ben intenzionato regista non conosce le prigioni comuniste ungheresi. Perciò nella sua pellicola non è stato in grado di dare un'immagine della realtà. L'unico elemento che essa ha in comune con i fatti successi in Ungheria è la figura di un cardinale.
Quando si guarda ad avvenimenti passati è facile cedere alla tentazione di abbellirli fantasticamente in libri e anche in film. Sia da sinistra che da destra sono stati pubblicati numerosi scritti che si occupavano del mio caso. Così, dopo il 1956 ebbi l'occasione di averne per le mani uno, da poco pubblicato in inglese e poi apparso anche in edizione giapponese, cinese, spagnola, portoghese, araba e birmana.
Le mie memorie intendono ora mostrare la realtà. È la prima volta che parlo dopo decenni di silenzio.
Il lettore si domanderà se racconterò tutto. Rispondo così: racconterò tutto e tacerò solo quello che la decenza e il senso umano e sacerdotale dell'onore impongono di tacere. Non parlo per raccogliere il frutto delle mie sofferenze e delle mie ferite. Pubblico tutto questo solo perché il mondo conosca il destino che il comunismo gli riserva e perché si avveda di come esso non tenga in alcun conto la dignità dell'uomo, e se descriverò la mia croce, sarà solo per ricordare al mondo la croce dell'Ungheria e della sua Chiesa.
Vienna, Pasqua 1974
Opera di sintesi su un tema storico fra i più controversi, fonte comune delle fantasticherie non mai finite di ogni esoterismo, massonico e no. Spogliato dai miti, l'ordine monastico-militare del Tempio rivela una dimensione inconsueta della vita spirituale del laicato cattolico nel medioevo.